OCEAN TERMINAL dal romanzo Ocean Terminal di Piergiorgio Welby, Castelvecchi Editore IN SCENA! ITALIAN THEATER FESTIVAL NY# FOURTH EDITION – MAY 2-16, 2016

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OCEAN TERMINAL

A maggio a New York il Festival del teatro Italiano (di  Monica Soldano )

Dal 2 maggio a New York, in scena cinque spettacoli italiani grazie ad un Festival. Dal 13 al 15 maggio anche il diario di Piergiorgio Welby, Ocean Terminal con Emanuele Vezzoli. Ne parliamo con la direttrice artistica, Laura Caparrotti.  
 
Cinque progetti teatrali su duecento sono stati selezionati quest’anno per la quarta edizione di In scena! Italian Theater Festival N.Y.  ( http://www.inscenany.com/ ) che si svolgerà dal 2 al 16 maggio in teatri newyorkesi, nei cinque distretti di New York, non solo a Mahattan, ma anche a The Bronx, Staten Island, Brooklyn e in Queens. Il primo anno è stato un successo incredibile, raccontano gli organizzatori, il secondo e terzo il flusso si è normalizzato, ma quest’anno ci saranno lavori molto originali. Dal Lazio, il 13 ed il 15 maggio al Bernie Wohl Center, alle 7,30, andrà in scena Ocean Terminal, tratto dal romanzo autobiografico di Piergiorgio Welby, con la regia e l’interpretazione di Emanuele Vezzoli. Dal Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia,Diario di una casalinga serba, tratto dalla novella di Mirjana Bobic Mojsilovic, diretto da Fiona Sansone, dalla regione Abruzzo, Adamo ed Eva, scritto e diretto da Mauro Santopietro e ancora dal Lazio,Pinocchio Fellini scritto e diretto da Titta Ceccano della compagnia Matutateatro in collaborazione con il teatro della Caduta di Torino, dalla Lombradia, Cuoca Primavera, scritto e diretto da Chiara Cervati. (www. inscenary.com  e per info 646 850 7056) Forse non lo sapevate, ma i newyorkesi vanno pazzi per il teatro. L’offerta a New York è davvero imbarazzante e si affollano ogni sera spettatori da tutto il mondo. Il teatro costa e non è uno scherzo, si va dagli 80 ai 250 dollari in su per una poltrona a Broadway fino ad un minimo di 25 dollari in una sala da cento posti  fuori, nei cosidetti off Broadway. Qui qui il teatro funziona ancora, nonostante la crisi, le chiusure delle sale più piccole, dovute anche ad una prepotente cementificazione degli ultimi anni, vero cavallo di battaglia dell’ex sindaco Michael Bloomberg. nonostante tutto questo, la politica è attenta alla cultura, ne parla e lo struscio è assicurato alla vigilia delle elezioni di ogni tipo, quando i candidati fanno a gara  per  farsi vedere impegnati ad inaugurare nuovi teatri o a battersi per ristrutturare quelli più antichi. Si comprano posti in prima fila anche nei teatri di prosa, pur di farsi vedere in giro. A raccontarci la sua avventura newyorkese è Laura Caparrotti, un’ attrice italiana, nata a Roma, sbarcata a New York 20 anni fa. Attratta dall’avanguardia teatrale della Grande Mela ha finito con il trasferirsi qui ed ha messo su una compagnia teatrale che  si è dedicata anche alla promozione della cultura, impegnandosi per il teatro indipendente.
Caparrotti è la coordinatrice della Lega del teatro indipendente a New York, che ce la mette tutta per sollecitare proposte, come quella di finanziare la produzione teatrale con un fondo in cui riversare l’1% del costo dei biglietti venduti, ad esempio. – Basterebbe che lo facessero anche solo a Broadway- suggerisce Caparotti e il fondo potrebbe crescere molto.  Insomma, il teatro è vivo non solo perché c’ è una industria che lo scrive, lo realizza e lo promuove, ma anche perché, dove la coperta fosse molto corta, si è creato un movimento politico che lo sostiene ed un altro settore strategico: quello della promozione turistica legata all’ offerta culturale. Così chi sviluppasse progetti per attrarre il turismo teatrale potrebbe accedere ad altri percorsi di finanziamenti. Da non sottovalutare è poi il metodo e l’azione politica dal basso. La lega del teatro indipendente invita i politici a prendere impegni prima delle elezioni, ma non sono ammessi doppi giochi, perché la lega monitora e a fine mandato chiede il conto. Questa è l’America, ragazzi! Le lamentele non mancano neanche qui, è chiaro. La crisi c’ è, ma quando torna in Italia Laura Caparrotti, nota la differenza e questo la convince che dobbiamo fare tutti di più. Abbiamo incontrato Caparrotti a Roma, in una breve sosta, prima di ripartire e le abbiamo chiesto qualche informazione in più sulla sua creatura, In scena! Italian Theater Festival N.Y. Un vero e proprio  festival del teatro italiano a New York, che lei ha inaugurato come direttrice artistica nel 2013 ed ora è alla sua quarta edizione. Anche quest’anno In Scena durerà quindici giorni ed accenderà le luci il 2 maggio prossimo.
Che cos’è esattamente il Festival del teatro italiano a New York?
La prima cosa da dire è che non è fatto solo per gli italiani che vivono qui, anzi. Nasce dall’esigenza di collocare il nostro Paese, soprattutto la nostra lingua in un circuito internazionale, in uno scambio con altre culture che qui di certo non mancano. Selezioniamo quattro o cinque spettacoli l’anno e diamo loro la possibilità di andare in scena per tre giorni. E da quest’anno due saranno invitati a tornare anche nella stagione autunnale.
Cosa succede dopo?
Uno degli effetti di portare qui le compagnie italiane con i loro spettacoli è proprio quello di far conoscere tra loro dei mondi. E’ capitato che seguano degli scambi di workshop tra italiani e americani, oppure che perfino tra loro gli attori, gli autori, le produzioni italiane si organizzino in un modo nuovo anche in Italia e nascano progetti. Noi diamo molta importanza alla socializzazione tra le compagnie selezionate.
Qual è la sfida più importante per gli spettacoli italiani?
E’ quella di tradurre i testi italiani in modo molto puntuale in un’ altra lingua, l’inglese o meglio l’americano. I testi vengono presentati tutti con i sottotitoli, ma si tratta di lavori che richiedono grande cura ed impegno, diventano dei testi originali in un’ altra lingua. Un buon interprete di madrelingua non basta, occorre conoscere a fondo il testo e saperlo comunicare al pubblico. Per fare questo ci serviamo di una qualificata società toscana di sottotitolazione.
Chi vi finanzia?
Facciamo tutto con cifre ridicole, ma ogni spettacolo è libero di portare anche i suoi sponsor per autofinanziarsi la trasferta, il vitto e le spese. La passione ci aiuta e spesso non riceviamo denaro, ma servizi, così negoziamo costi molto bassi per gli affitti delle sale o degli spazi per le prove, che da queste parti non sono affatto cosa da poco.
Quanto costa ai partecipanti? Di fatto il viaggio, il vitto e l’alloggio. Mentre non devono pagare alcuna quota all’organizzazione, solo un deposito cauzionale per eventuali cancellazioni impreviste dell’ultimo minuto, che metterebbero a rischio il lavoro di tutta l’organizzazione. A New York partecipare ad un festival implica iscrizioni  salate, dai 450 ai 2000 dollari, in cambio dello spazio, del tecnico e della promozione del festival. Noi lo facciamo gratuitamente ed anche i biglietti per il pubblico sono ad un ottimo prezzo, il mio sogno è un giorno lasciare l’ingresso libero, per farne una vera festa del teatro.
Cos’altro garantite alle compagnie?
Diamo un tecnico dedicato al singolo spettacolo, non generico, che va oltre la semplice gestione della sala. Il tecnico parla con le compagnie prima, anche se alcune compagnie preferiscono affiancare il loro tecnico delle luci o del suono, ma non sono obbligate. Noi, offriamo anche una promozione dedicata al singolo spettacolo, non solo all’evento del Festival. Sia video che foto di scena e fuori scena. Ed abbiamo dei media partner ed un canale tv dedicato su di una piattaforma web. Altra cosa è che mettiamo biglietto d’ingresso basso, per far riempire le sale. Un off brodway un biglietto costa 70/80 dollari, ma noi facciamo promozione del teatro a 20 euro. Alcuni partner ci danno lo spazio, ma vogliono ingressi gratuiti per i loro abbonati.Io vorrei fare teatro gratuito come al public theatre dove tutte le sere  va in scena Un testo di W. Shakespeare.
Come si partecipa?
C’ è un bando che mandiamo in giugno/luglio e che facciamo girare ovunque sui social, sui siti specialistici. La difficoltà è scegliere, ci sono spettacoli molto belli, ma complicati da mettere in scena questi sono impensabili da portare. Chiediamo i video, diamo tre mesi per organizzare il materiale. Per noi è la parte più importante.

L’Associazione Culturale TEATRI&CULTURE
in collaborazione con l’Associazione Culturale TICTO e con il sostegno dell’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI e di CASTELVECCHI EDITORE

presentano
EMANUELE VEZZOLI
in
OCEAN TERMINAL
dal romanzo Ocean Terminal di  Piergiorgio Welby, Castelvecchi Editore
adattamento drammaturgico: Francesco Lioce, Luca Morricone
scene e costumi: Helena Calvarese       
movimenti scenici: Gabriella Borni
produzione esecutiva: Alessandro Tartaglia Polcini
consulenza tecnica: Gennaro Paraggio
disegno luci: Marco Zara
contributi audiovisivi: Francesco Andreotti, Livia Giunti
foto di scena: Luigi Catalano
direzione organizzativa e distribuzione: Carlo Dilonardo
direzione artistica: Giorgio Taffon
regia: Emanuele Vezzoli
Contatti con la Direzione Artistica: Carlo Dilonardo Cell. (+39) 392.1505171 E-mail: carlodilonardo@gmail.com  http://oceanterminal.blogspot.it/

Ufficio Stampa: Monica Soldano - Cell. 345/2127034
- E-mail: stampaocean@yahoo.it

Ocean Terminal è il titolo del volume di Piergiorgio Welby pubblicato postumo e curato Francesco Lioce. “È un insieme di prose spezzate che si riannodano a distanza o si interrompono proprio quando sembrano preannunciare altri sviluppi: dall’infanzia cattolica alla scoperta della malattia, fino all’immaginario hippy e alla tossicodipendenza, passando attraverso gli squarci di una Roma vissuta nelle piazze o nel chiuso di una stanza. In un continuo susseguirsi di toni lucidi e febbrili, poetici e volgari, Welby riavvolge il nastro della propria vita, adottando un linguaggio babelico (stream of consciousness) che colpisce per originalità e potenza”. Da queste bellissime pagine, di rara intensità, di scavo interiore, sintesi letteraria dell’esistenza di questo importante intellettuale, pittore e fotografo, nasce l’idea e l’esigenza di far conoscere, attraverso il palcoscenico, chi fosse. Un condannato a vita in cui forte è il conflitto tra l’abbandono della speranza e l’inno alla vita, in un corpo che diviene ogni giorno di più un abito sgualcito e che, come in Lasciatemi morire, esprime l’insofferenza di colui che assiste da spettatore a un dibattito di cui è, invece, involontario protagonista.

Perché il teatro
Come riportato dal direttore artistico del progetto Giorgio Taffon nella sua recensione al libro di Piergiorgio Welby, “Ocean Terminal costituisce anche una grande sfida per i teatranti: un materiale drammaturgico di grande fascino per una prova d’attore che richiede un approccio libero dai condizionamenti correnti e meramente commerciali dell’attuale teatro italiano, un ritorno al teatro politico, al teatro della polis grazie alla struttura verbale che nella sua vivezza, credibilità, efficacia e tensione narrativa, dovuta alla profondità lancinante dei temi, costituiscono una base di partenza decisiva. Anche a livello registico il proliferare libero d’immagini, i giochi immaginativi, la totale libertà inventiva non possono che trasmettere all’occhio e alla mente di un regista grandi suggestioni di creatività scenica. Ritengo che la scelta di Ocean Terminal ai fini di un’elaborazione teatrale si ponga inevitabilmente sul piano della tanto invocata quanto poco praticata ricerca di un teatro davvero necessario”.

Anche per questi motivi, sottolinea Emanuele Vezzoli la mia esigenza, come attore e regista, è quella di rendermi il tramite attraverso cui trasferire la ricchezza del tesoro Piergiorgio Welby agli altri uomini, raccogliendo la promessa fatta a MinaWelby ed in accordo con quanto egli stesso afferma: “non esiste un’arte privata, un artista ha l’obbligo morale di incidere sulla realtà”.

La voce di Welby potrebbe rivivere incarnata sulla scena per pronunciare le ragioni prime ed ultime dell’esistenza umana, per invocare l’empatia degli spettatori, per chiamare la comunità civile alla discussione sugli interrogativi ultimativi e radicalmente umani, per divenire interpreti ed attori del nostro stesso destino. Le nostre associazioni, nello statuto costitutivo e nei lavori fin qui realizzati e prodotti, hanno sempre voluto mettere in evidenza il valore civile del teatro, fino alla necessità come uomini e artisti di creare un legame tangibile tra poesia e vita quotidiana. Per questo, in seguito alla proposta di Francesco Lioce, Luca Morricone, Giorgio Taffon ed Emanuele Vezzoli, Ticto & Teatri&Culture si sono fatti promotrici dello straordinario ed ambizioso progetto descritto, confidando nella sensibilità degli enti pubblici e privati.


Emanuele Vezzoli


Classe 1958, Emanuele Vezzoli è attore e regista laureato presso il DAMS di Roma3 e diplomato presso la Scuola d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano diretta da Giorgio Strehler.

Inizia la sua carriera con Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, lavora con importanti nomi dello spettacolo, quali: Franco Zeffirelli, Mario Missiroli, Lamberto Puggelli, Turi Ferro, Antonio Calenda, Rossella Falk, Anna Proclemer, Valentina Cortese, Sergio Fantoni, , Claudio Di Scanno, Jean Paul Denizon.
Con Luca Ronconi al Piccolo di Milano, dal 2001 al 2005, ha lavorato prima al fianco di Mariangela Melato in Quel che sapeva Masie di Henry James e ancora nella trilogia composta da Prometeo Incatenato di Eschilo,Le Baccanti di Euripide, Le Rane di Aristofane, quindi nel Professor Bernhardi di Schnitzler.
Con Toni Servillo nel 2006 recita nelle False Confidenze di Mariveaux

Debutta nella regia teatrale al Riverside Studios di Londra con Io Sola ho visto di Giorgio Taffon. Firma la regia de Gli Innamorati di Carlo Goldoni, di Ocean Terminal di Piergiorgio Welby, di Pazza d’Amore di Dacia Maraini, di Una Specie di Storia di Amore di Arthur Miller.
Principali produzioni di Fondazione Teatro Due a cui ha preso parte: Gioventù sena Dio di Ödön von Horváth, regia W. Le Moli.  Agamennome di G. Ritsos – nell’ambito del progetto Ghiannis Ritsos – Quarta dimensione diretto da Walter Le Moli. La Locandiera di C. Goldoni diretto da W. Le Moli;  L’Uomo di Paglia di G. Feydeau diretto da W.Le Moli; Catastrofe e …nell’ambito  del progetto Bekett-Pinter;
In teatro ha collaborato, tra gli altri, con i registi:
Toni Servillo, Fabio Grossi, Claudio Di Scanno, Giancarlo Sammartano, Piero Maccarinelli, Antonio Serrano, Giuliano Vasilicò, Mauro Avogadro, Sofia Scandurra, Danilo Proia, Cristina Pezzoli.
Fra gli autori interpretati:
Aristofane, Carlo Goldoni, Eschilo, Euripide, Ibsen, James, Marivaux, Molière, Pirandello, Giacosa, Shakespeare, Schiller, Schnitzler, Doc Comparato, Proust, Vittorini, Brusati, Brancati, Welby.

Per il cinema:
lavora con Franco Zeffirelli in Traviata, con JulieTaymor in Titus, con Sergio Castellitto in Libero Burro, con Stefania Casini in Un Paradiso di Bugie, con Giacomo Campiotti in Mai più come prima, con Souheil Ben Barka in  Les Amantes de Mogador, con Anna Maria Panzera in L’affare Bonnard, con Mauro Campiotti in Il Cantico di Maddalena, con Panus Agelopoulus in A Hero in Rome.
Tra le numerose fiction TV di successo, le più recenti sono: Raccontami, Don Matteo, Incantesimo, A un passo dal cielo, I Cesaroni, RIS, Distretto, Nero Wolfe.








 
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